martedì 6 settembre 2011

Corpo, movimento, suono: le origini della musica


Riprendiamo la serie di post dedicati a "Giochiamo che facciamo musica?" scritti da 
Elisa Vincenzi dell'associazione SuonInMovimento di Brandico (Bs)

Corpo, movimento, suono: le origini della musica 
 
Dal preciso istante in cui un corpo inizia a muoversi, volontariamente o involontariamente, si produce un suono. Per esempio, involontariamente si mette in moto il sistema neurovegetativo e cardiocircolatorio da cui desumiamo i ritmi biologici: ognuno cammina, corre e gesticola in maniera personale e diversa da qualsiasi altro essere umano, mentre i rumori del battito cardiaco, intestinali e respiratori ci accompagnano in ogni attimo.
A livello consapevole e volontario abbiamo invece tutta una serie di gesti e movimenti che vengono finalizzati in azioni da cui conseguono altri tipi di suoni. 

I primi strumenti musicali furono creati dall’uomo primitivo proprio come prolungamento dei gesti che accompagnavano le danze e i rituali cerimoniali. Non a caso si trattava di sonagli, cavigliere e amuleti ricavati da ossa di animali o gusci di frutta essiccati, che venivano legati al corpo stesso dei danzatori. Furono gettati così i primi rudimenti ritmici mentre la melodia atteneva inizialmente solo al canto.
In un secondo tempo vennero creati strumenti in grado di riprodurre sequenze melodiche e successivamente comparve l’esigenza di sviluppare una diversità di accenti, ponendo ordine e ripetizione di sequenze fra le sonorità prodotte.
Noi siamo esseri musicali e proprio partendo da questa semplice premessa è possibile impostare le attività di laboratorio.
Il bambino che si muove produce dei suoni e lui stesso ne è attratto e incuriosito. Quando spiego che svolgo laboratori di musica anche con bambini molto piccoli (penso ai miei piccoli alunni di dodici o diciotto mesi per esempio) la domanda che spesso mi viene rivolta è: “Ma cosa fai fare?”. Forse la risposta inizia proprio dal riformulare la domanda stessa, perché non si tratta di un “far fare” ma di un “fare insieme”. In questi casi mi piace parlare di scoperta, di stupore e di meraviglia. Io in realtà non faccio altro che guidare i piccoli nella graduale presa di coscienza della loro musicalità.
Si provi a pensare al tipico caso in cui al bambino cade qualcosa sul pavimento. Cosa succede? Nel momento in cui rientra in possesso dell’oggetto, il più  delle volte, lo fa cadere volutamente di nuovo, perché vuole riascoltare il suono che fa. Compito dell’educazione musicale è quello di aiutare il piccolo a trovare un senso in questo suono, per esempio suggerendo un tempo o giocando fra suoni e silenzi o ancora provando a far suonare l’oggetto su superfici diverse.
Ovviamente più i bambini sono piccoli e più i tempi di attenzione sono ristretti, quindi è bene essere pronti a variare spesso gioco.
Altro punto secondo me molto importante e che riprende il concetto accennato sopra, riguarda il fatto di non fissarsi col volere svolgere per forza l’attività che ci si era programmati ma essere flessibili, seguendo le esplorazioni dei piccoli e la direzione che via via prende il gioco.
Solo così avviene il delicato passaggio verso l’apprendimento.

Dal sito di Elisa potete conoscere la sua attività e le news dell'anno
http://www.suoninmovimento.it/

1 commento:

Patrizio Rizzi ha detto...

Complimenti Elisa per questo tuo post. Cogli in pieno i punti fondamentali per guidare i bimbi verso il loro primo appoccio alla musica. E' davvero una gioia leggere una pagina come questa e tra i tanti sogni c'è anche la speranza che siano in tanti a capire che la musica per i piccoli è il primo approccio alla vita. Ma questo, spesso, c'è chi lo dimentica o peggio non l'ha ancora compreso.
Patrizio Rizzi