giovedì 26 settembre 2013

Il metodo Grossi e l’arpa celtica



Ho alcune riflessioni da fare sul fatto che si usi spesso come approccio allo studio iniziale dell'arpa a levette il metodo Grossi.
Maria Vittoria Grossi fu allieva di Luigi Maria Tedeschi (1867-1944), uno dei più apprezzati arpisti italiani dell'ottocento, che insegnò a Milano e che ebbe l'incarico dalla Casa Ricordi di revisionare il repertorio d'insegnamento dell'arpa.

Riassumo alcuni principi fondamentali che si trovano nella prefazione del metodo ricordando che la prima uscita alle stampe risale al 1943 edizioni Ricordi.

Maria Grossi imposta il suo lavoro per dare i fondamenti tecnici di chi suona l'arpa a pedali di ultima generazione che ha per lei raggiunto livello di costruzione tale da permetterle d'interpretare il repertorio moderno. Maria Grossi dice che finalmente l'arpa ha raggiunto la possibilità di suonare la "nostra arte musicale" che spiega "eminentemente modulante" per diventare un vero strumento solista e importante strumento coloristico nell'orchestrazione".
"L'arpa così si avvia a possedere una letteratura propria di singolare valore, e già compositori eminenti hanno scritto pezzi originali"….
"L'arpa di maggiori dimensioni che si costruisce oggi ha una sonorità più ampia che in passato ed una estensione di 6 ottave più una quarta."



un modello di arpa Erard, la stessa che appare disegnata nel Metodo Grossi


Quindi ne ricaviamo che la tecnica proposta serve per preparare all'interpretazione delle musiche che vanno da Hochbruker, Nadermann, e i fratelli Cousineau (citati qui come artefici dell'evoluzione del meccanismo a pedali) agli spartiti di metà novecento e del repertorio che pone l'arpa classica come stabile in orchestra.

Ma dalla prefazione di Luigi Maria Tedeschi apprendiamo che "Anche se le nozioni presentate comprendono tutte le possibilità dello strumento, gli esercizi sono i più adatti all'impostazione della mano. Essi conducono l'allievo a superare le difficoltà che si susseguono e a vincere in breve tempo le varie esigenze della tecnica arpistica sì da renderla brillante e nitida, favorendo la sonorità piena e la dolcezza del tocco."
Quindi il metodo è utile per il primissimo approccio allo strumento.
Gli studi annessi di E. Pozzoli di I e II grado, seguono la necessaria logica di preparazione del metodo, continuando a progredire nella tecnica, ma rendendo lo studio più piacevole, in quanto sono costruiti su semplici giri armonici e cercano di seguire una logica di semplice discorso musicale. Magari quelli di I grado proprio musicali ancora non sono…
Ogni studio ha comunque una componente tecnica principale che si ripete molte volte variandola di poco con cambi di ottava o con semplici modulazioni.

Ecco quindi delineato lo scopo di tale metodo.

L'impostazione che viene proposta è quella tipica dell'arpa a pedali di grandi dimensioni, con la mano destra che deve evitare l'appoggio sulla tavola armonica.
La conoscenza della lettura musicale è data per scontata prima dell'avvio al suonare.

Ora la domanda sorge spontanea: "Un metodo scritto per arpa a pedali è utile e adatto all'approccio sulla celtica?"

Per rispondere dobbiamo stabilire i punti di contatto e le inevitabili differenze tra l'arpa classica a pedali e l'arpa celtica. L'una ha i pedali per modulare, altra può suonare con poche modulazioni che avvengono tramite levette.

Quale repertorio ha l'arpa classica?
Certo la mia risposta non vuol essere esaustiva, ma provo solo a pormi nella visione della Grossi quando scrisse il metodo. Come evidenziato nell'introduzione, l'arpa classica di ultima generazione (1943) essendosi sviluppata tra la metà settecento ai giorni nostri può eseguire materiale musicale dei compositori che vanno appunto da tale epoca ai giorni nostri. Con la prospettiva di essere diventata uno strumento solista e al tempo stesso uno strumento stabile dell'orchestra sinfonica.

Molte sono le trascrizioni dai clavicembalisti di epoca barocca e classica che vengono predisposte negli anni tra il 1950 e il 1970. Per citare un trittico molto famoso ricordiamo solo i tre brani dell'intervallo televisivo dove Couperin, Paradisi, Haendel hanno dato un bel saggio.

Di solito però queste trascrizioni stanno sull'arpa a pedali un poco forzate e poco aderenti all'intenzione del compositore che li pensò sul cembalo o per un gruppo da camera composito. Ma lasciamo stare il tema trascrizioni che merita di essere trattato a parte.

Invece molto poco o niente di medioevale e rinascimentale vieni suonato sul moderno strumento in quanto musica innanzitutto troppo cromatica e impossibile da suonare sull'arpa a pedali. In secondo luogo si tratta di musiche pensate per arpe con timbri e risonanze assai diverse, quelle o due o tre ordini di corde italiane e spagnole, che furono grandemente dimenticate per tutto l'ottocento e una buona metà del '900.

Un grande riscoperta di tali strumenti è avvenuta negli ultimi 20, 30 anni e queste arpe meravigliose, costruite su modelli particolari ricavati dai pochi reperti ancora conservati in qualche museo, hanno ripreso a suonare nei gruppi orchestrali adatti per far rivivere il repertorio operistico o musicale dell'epoca.

Arriviamo alla nostra piccola arpa celtica. Escluso che si possa suonare il repertorio tra il settecento e il novecento scritto per arpa a pedali se non con grande lavoro di leve (Anne-Marie O'Farrell è una specialista); escluso il repertorio scritto per arpe a due o tre ordini di corde perché troppo cromatico; cosa ci rimane?

Molto, ma è un repertorio che è stato ricavato dalla storia dell'arpa che esisteva nelle aree irlandesi e scozzesi e che fu trascritto su pagina solo tra la fine del 1700 e la prima metà del 1800.
A questo si aggiungono le danze tipiche della tradizione irlandese ottocentesca rivisitata nell'area folk a partire dai primi anni 50 del novecento. Composizioni di arpisti celtici contemporanei che hanno creato musiche ispirate di volta in volta al genere pop o new-age, e, perché no, anche vagamente jazz.
Per approfondire la storia potete leggere Breve storia dell'arpa: migliaia di anni di fascino postato su questo blog e scritta da Padre Marco.

Ora vediamo le affinità tra l'arpa celtica e quella classica. Entrambe si suonano con i polpastrelli (l'arpa celtica di cui parlo non ha corde di metallo come le antiche clarsach) e spesso negli ultimi 200 anni gli arpisti classici hanno insegnato anche la celtica. La base dell'apprendimento è la stessa con qualche lieve sfumatura di differenza nella posizione.

Ovvero, molti arpisti irlandesi suonano le celtica con una posizione molto simile a quella della classica.

Torniamo alle differenze. La cordiera di un'arpa classica moderna è assai più dura di quella dell'arpa celtica. Le prime arpe a pedali a movimento semplice avevano una cordiera molto morbida, ma in generale quelle a pedali di oggi sono dure se non durissime, avendo così bisogno di molta più forza nelle dita e opponendo un rimbalzo assai diverso una volta fatta vibrare la corda.
Oggi molti costruttori di celtiche costruiscono arpe a leve con una tensione altissima e servono per essere suonate da chi passerà poi all'arpa classica, oppure servono come strumento di ripiego in viaggio per esercitarsi e non perdere l'elasticità delle dita nei momenti di vacanza. Avendo due cordiere diverse quindi la tecnica richiede degli accorgimenti differenti.

L'arte della diteggiatura in teoria potrebbe essere la stessa, ma siccome sull'arpa irlandese si suona un repertorio tradizionale che richiede capacità di fiorire e variare il brano, spesso la diteggiatura migliore è assai meno "costruita" di quella che si usa su un'arpa classica per un repertorio di solito fisso e non arrangiabile come si intende buona parte del suo repertorio.
Molti passaggi di arpeggi e accordi a quattro dita sono sulla celtica quasi inutili come pure passaggi in scale su più ottave e comunque poco usati, quindi non è necessario impiegare molto tempo nel loro sviluppo.

Più utile è apprendere la capacità di adattare un'armonia e di improntare un accompagnamento personale.

Dopo tutta questa chiacchierata verrebbe da dire: niente Grossi per la celtica!

Invece ci sono alcuni capitoli che potrebbero essere molto utili anche sulla celtica se sapientemente dosati.

Quasi tutti i primi 60 esercizi d'impostazione sono buoni, perché progrediscono in senso molto graduale nell'apprendimento dei più importanti moduli tecnici utili anche sulla celtica.

Da evitare accuratamente l'utilizzo di alcuni suggerimenti riguardanti la posizione della mano che non è la stessa. Nella celtica la mano destra appoggia sempre sulla tavola armonica perché volendo non farlo, le piccole dimensioni dello strumento renderebbe difficile riuscirci. Sono maggiori le tensioni che si vengono a creare nel braccio per non appoggiare.

Anche alcuni degli esercizi del Pozzoli di I° grado possono essere utili ma molti sono davvero poco belli e richiedono che si leggano dallo spartito mentre si suonano.

Se devo fare un appunto a questi 60 studi iniziali è quello di usare una metrica (tempo) alle volte molto macchinosa e assai poco musicale (battute di 5/4  o 6/4) che non ha quasi per nulla un senso ritmico preciso. Alcuni li riscriverei con degli accenti più intuitivi.

La capacità di saper leggere la musica prima di iniziare lo studio dell'arpa può essere superata con lo sforzo che l'insegnante farà di proporre gli esercizi agli allievi mostrandoli dal vivo come si fa con la tecnica ad imitazione e ad orecchio. Così si sviluppa la capacità attiva di sentire gli intervalli e l'andamento della linea, cosa assai spesso trascurata nell'apprendimento accademico.

Una componente importante (e assai divertente) dell'apprendimento della celtica è quello del passaggio tra allievo e insegnante attraverso la pratica diretta quindi è indispensabile fare lezione sempre con due arpe.

Allora diciamo che il Grossi, dosato sapientemente, può essere utile per l'imprinting iniziale o come coadiuvante nella progressione della tecnica dei primi anni, ma l'insegnante deve già conoscere il repertorio tipico dell'arpa celtica per integrarlo al più presto al lavoro tecnico con brani di graduale difficoltà.


Nel prossimo post dedicato alla didattica prenderemo in considerazione lo studio della tecnica con alcuni consigli pratici. 

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