venerdì 31 maggio 2013

Breve storia dell'arpa: migliaia di anni di fascino

Introduzione
L'arpa è il più antico strumento musicale a corde conosciuto. La parola "Harpa" o "arpa" viene dall'antico sassone e significa "pizzicare". Dal XIII secolo questo termine fu applicato specificamente per l'arpa triangolare in opposizione alla lira. L'antico termine gaelico per uno strumento a corde di metallo era "Cruit" e fu applicato all'arpa verso il 1200. Il termine successivo utilizzato in Scozia e in Irlanda per l'arpa "celtica" fu clarsach o cláirseach. Fonti scozzesi dei secoli XV e XVI mostrano che entrambi i termini "arpa" e "clarsach" erano in uso comunemente a quell'epoca, e sembrano indicare che ci fosse una distinzione tra le arpe in stile europeo, cordate in budello animale, e le clarsachs gaeliche, cordate in metallo. Oggi noi conosciamo le arpe gaeliche come "irlandesi", "celtiche", "folk", "clarsach scozzese" o "arpe a levette". La maggior parte delle arpe popolari sono cordate con una combinazione di nylon, metallo, budello o fibra di carbonio. L'arpa di tradizione gaelica (l'arpa irlandese) continua ad essere cordata in ottone o in bronzo.
Origini dell'arpa
Nessuno sa realmente dove l'arpa ebbe origine, vi sono fonti antichissime che testimoniano contemporaneamente la sua presenza in parti del mondo molto lontane tra loro, e non sapremo mai come suonavano le arpe in epoca preistorica. Una delle prime scoperte di strumenti musicali mostra uno strumento che assomiglia ad un'arpa raffigurato su pitture rupestri risalenti al 15.000 a.C. in Francia. Si pensa che le prime arpe derivino dall'arco da caccia, infatti la corda tesa tra i due estremi dell'arco produce un suono.
In Egitto, alcune delle più antiche immagini di arpe arcuate provengono da tombe di faraoni risalenti a circa 5.000 anni fa. Questi geroglifici mostrano che sono esistite molte arpe in Egitto. Nella tomba del faraone egiziano Ramses III (1198-1166 a.C.) sono stati trovati diversi dipinti di arpe arcuate. Nel Nuovo Regno, le arpe misuravano fino a 2 metri di altezza con 19 corde ed erano suonate stando seduti o in piedi.
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Le arpe erano molto popolari nell'antica Assiria e in Mesopotamia. Una delle prime illustrazioni di un'arpa si trova su un vaso rinvenuto in un tempio babilonese. Queste arpe avevano una forma angolare e montavano da 12 a 15 corde ed erano simili agli strumenti arcuati suonati in Egitto circa alla stessa epoca.
clip_image006[4]Arpa egizia
L'arpa angolare rappresenta il passo successivo nella storia verso l'arpa moderna. L'arpa angolare differisce da quella che noi oggi chiamiamo arpa in quanto mancava il segmento anteriore, la colonna. Era suonata in posizione capovolta rispetto all'attuale orientamento dello strumento: con i piroli - o caviglie - sul fondo e la cassa armonica in alto.
L'arpa-lira in Medio Oriente
Anche le arpe verticali con 2 bracci note anche come "arpe-lira" o "cetre" cominciarono a comparire nell'antica Mesopotamia sumera dal 2800 a.C..
clip_image008[4]Arpa sumera
Alcune delle più antiche sculture di arpe sono state scoperte in Fenicia con riproduzioni di arpe in marmo risalenti al 3.000 - 2.300 a.C.. Lo sviluppo dell'arpa-lira o cetra in Grecia ha anche coinciso con lo sviluppo di scale musicali matematiche. Nel VI secolo a.C., Pitagora scoprì i rapporti numerici corrispondenti agli intervalli della scala musicale. I greci sono anche considerati gli inventori dell'arpa eolica, un'arpa suonata dal vento.
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Lira                                                                                                            Cetra
I Romani
L'antica Roma non sembra aver dato una grande importanza alla musica paragonata ad altre civiltà antiche. Con il declino dell'Impero Romano, la musica sembrava essersi estinta e ci sono pochissimi riferimenti storici per mezzo millennio. Nella prima società europea dopo la caduta di Roma, impressioni di arpe-lira sono state trovate sulle monete dei Galli pre-cristiani. L'arpa e la cultura musicale, in generale, sembra poi essere scomparsa nel Medioevo. Questi secoli sono avvolti nel mistero.
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Arpe-lira
L'arpa-lira in Europa occidentale
Dopo quei secoli di oscurità nelle fonti storiche, la lira, anticipatrice dell'arpa medievale triangolare, riapparve nella civiltà europea occidentale. Nel IV secolo d.C., nel culto della Chiesa venivano utilizzati tipi di canti monastici anteriori ai canti gregoriani. L'arpa diventò lo strumento preferito per accompagnare le voci dei monaci, diventando così uno dei pochi strumenti consentiti nella Chiesa antica, dove corno, tamburo e sonagli erano considerati strumenti del diavolo. Nel corso del V secolo, la Scuola di Musica papale fu fondata in Irlanda, dove veniva insegnata l'arpa-lira. Frammenti di una lira a sei corde sono stati ritrovati in un complesso cimiteriale a Suffolk, in Inghilterra. I resti di numerose lire germaniche, risalenti dal V al X secolo, sono stati trovati in tombe sassoni e franche in Germania e in Inghilterra.
L'arpa triangolare
Non si sa dove o come la colonna verticale anteriore che crea uno strumento di forma triangolare sia entrata in uso. I primi disegni di arpe a forma triangolare appaiono nel Salterio di Utrecht nei primi anni del IX secolo. E' proprio l'apparizione della colonna, probabilmente nei primi secoli dell'era cristiana, che ha segnato l'avvento della moderna arpa. La colonna, infatti, risolveva due problemi: consentiva ai costruttori di aumentare la tensione delle corde senza piegare lo strumento, il che rese anche più facile l'accordatura perché cambiare la tensione di una singola corda non influiva più sulla tensione delle altre corde. Si riuscì dunque a costruire strumenti con più corde e con tensioni più elevate, quindi con tono e volume migliori.
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L'arpa medievale e rinascimentale
L'arpa suonata dagli arpisti degli antichi ordini gaelici era uno strumento aristocratico, suonato nelle corti dei re e davanti ai capi clan. La musica d'arpa aveva un ruolo importante nella cultura gaelica. Intorno al XIII secolo, quando il feudalesimo raggiunse il suo culmine, cominciano a comparire i Trovatori. Gli arpisti europei guadagnavano da vivere spostandosi da una città all'altra, utilizzando piccole arpe per accompagnare il proprio canto, la narrazione di storie, la propagazione di notizie e per suonare in gruppi strumentali. Gli arpisti erano secondi solo al capo clan o al re, spesso servivano come consiglieri e guidavano gli eserciti in battaglia. Non portavano armi, ma erano riconosciuti e rispettati da parte del nemico e generalmente godevano di immunità.
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Arpa medievale                                                                                                                       Arpa irlandese
L'età della cavalleria con i suoi trovatori e menestrelli iniziò una nuova rinascita dell'arpa. Le arpe medievali di questo periodo erano abbastanza piccole da essere tenute in braccio dal suonatore e avevano tra 7 e 25 corde; avevano casse di risonanza strette, spesso ricavate da un tronco solido. Le arpe medievali erano apparentemente cordate in metallo, ma erano utilizzati anche il budello, il crine di cavallo e i fili di seta. 
Una Hungaresca eseguita su un’arpa medievale
Verso l'XI o il XII secolo, la parte superiore del modiglione (il lato superiore dell'arpa) inizia ad assumere i contorni di ciò che oggi chiamiamo la "curva armonica", che permette un rapporto migliore tra la lunghezza della corda e la sua tensione in relazione con la sua frequenza o altezza tonale. Sugli strumenti di questo periodo si conosce poco altro.
Le arpe gotiche
A partire dal XIV secolo si diffonde un'arpa un po' più grande delle precedenti, conosciuta come "arpa gotica". Quest'arpa ha mediamente 24 corde di budello, è uno strumento più alto delle arpe precedenti ed è l'antenato della successiva arpa rinascimentale.
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Arpe gotiche
L'arpa rinascimentale si è poi evoluta nelle arpe a due e a tre ordini o file di corde - la spagnola "arpa de dos ordenes", l'italiana "arpa doppia" e la tedesca "Davidsharfe" (arpa di Davide). Ancora piccola e leggera rispetto alle arpe successive, l'arpa gotica fu l'arpa standard in tutta Europa nel tardo Medioevo e nel Rinascimento. Le arpe gotiche erano cordate in budello con una tensione molto più bassa di quella a cui siamo abituati oggi. I primi modelli avevano 19-22 corde; le arpe successive, conosciute come arpe del primo rinascimento, diventarono più grandi e avevano da 26 a 30 corde. Erano accordate diatonicamente e avevano la cassa armonica piuttosto stretta, generalmente scavata da una tavola di legno, dando all'arpa un suono distintivo, quasi "pizzicato", che ben si combinava con quello del liuto, uno strumento suonato spesso in coppia con l'arpa gotica.                  
                 
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         2 arpe doppie italiane (a sx) e Davidsharfe (a dx)                                                                      Davidsharfe
L'arpa rinascimentale
Alla fine del Rinascimento erano in uso vari modelli di arpe gotiche e rinascimentali. L'arpa rinascimentale con una fila di corde era in grado di suonare solo sette note per ottava ovvero la scala diatonica, ma, a partire dal XVI secolo, la musica diventa sempre più elaborata e le modulazioni (cambi di tonalità) diventano sempre più frequenti richiedendo quindi le 12 note cromatiche della scala. La soluzione fu un'arpa cromatica, munita di 12 corde per ottava. Arpe cromatiche furono costruite in Spagna nel XVI e nel XVII secolo. Nel 1581 fu costruita un'arpa a due ordini e subito dopo, in Italia, fece la sua apparizione l'arpa a tre ordini di corde che permetteva all'esecutore di raggiungere tra due file di corde accordate diatonicamente una terza fila centrale di corde accordate cromaticamente. L'arpa tripla è ancora viva nella tradizione gallese che ne ha fatto il proprio strumento nazionale
clip_image002Arpa "Bologna Doppia" a 2 file di corde, circa 1600. L'originale si trova nel Museo Medievale di Bologna.
“Branle de la Torche” di Michael Praetorius (1571-1621) eseguito su un’arpa gotica del tardo ‘600
L'arpa rinascimentale italiana a due ordini aveva 2 file parallele di 26 corde di budello ed era accordata cromaticamente. Aveva una tavola armonica di acero e la cassa armonica a doghe in legno di noce.
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Arpa "Barberini" a tre file di corde costruita per il cardinale Antonio Barberini, Roma 1635.
L'arpa doppia italiana era un'arpa a tre ordini (la denominazione "arpa doppia" indica sia le arpe a due che quelle a tre ordini perché è riferita alle dimensioni dello strumento, più grande delle arpe ad una fila di corde) del tardo Rinascimento e primo Barocco. Aveva generalmente 26 corde cromatiche nella fila centrale, con 24 corde nella fila destra (registro medio-acuto) e 25 a sinistra (registro medio-grave) per un totale di circa 4 ottave e mezza. La cassa di risonanza era costruita con doghe in legno, e la tavola armonica era in acero.
Una “Partita” di Ascanio Mayone (?–1627) eseguita da Mara Galassi su un’arpa barocca a tre ordini, copia dell’arpa Barberini. Mara Galassi è una delle più grandi specialiste europee di arpe antiche.
Un’altra arpa doppia e un’altra grande esecutrice: Arianna Savall
G. F. Haendel scrisse diverse musiche per l’arpa a tre ordini. L’interesse di Haendel per l’arpa forse scaturì dall’incontro con i virtuosi di questo strumento provenienti dal Galles. Nel periodo di residenza a Cannons (1717-19), a nord di Londra, Haendel conobbe Thomas Jones e per lui, probabilmente, decise di scrivere l’aria con arpa obbligata Tune your harps to cheerful strains per il suo primo oratorio inglese, Esther (1718). Poi incontrò William Powell (m.1750), arpista del Principe del Galles, che sarà il primo esecutore nel 1736 del famoso Concerto per la Harpa inserito all’ultimo nella prima rappresentazione dell’Alexander Feast. Infine, Haendel ebbe probabilmente occasione di ascoltare, in uno dei numerosi concerti documentati, il maggiore arpista inglese del secolo, John Parry “il Cieco” (1710-1782), che ne ricambierà la stima eseguendo quasi sempre nei propri concerti arie tratte dalle opere del celebre maestro oltre al Concerto di cui diviene l’esecutore più eccellente.
Un documentario inglese molto interessante su Haendel e l’arpa nel quale si possono vedere e ascoltare due arpe barocche
Le arpe spagnole
Le prime arpe spagnole erano ad una fila di corde o a due file ma non parallele come le arpe italiane bensì incrociate (la "arpa de dos ordenes") e generalmente avevano 29 o 30 corde. Le arpe a corde incrociate avevano la fila di corde cromatiche che si intersecava con quella delle corde accordate diatonicamente, formando una X. In questo modo, tutte le corde, cromatiche e diatoniche, erano suonabili da entrambe le mani. La tavola armonica era generalmente in abete rosso e rinforzata per sostenere la tensione delle corde e produceva un suono particolarmente piacevole.
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Arpa de dos ordenes
Ecco una versione più moderna dell’arpa a corde incrociate. L’arpista Harper Tasche (e mai come in questo caso “nomen omen”, harper in inglese significa arpista) in questo video, oltre ad eseguire il Preludio di Do di Bach, ci dà qualche informazione anche su come si suona, facendolo sembrare quasi facile…
Le arpe irlandesi
Le arpe cordate in metallo, o antiche arpe irlandesi, possono essere considerate le antenate delle nostre attuali arpe a levette, escludendo naturalmente la meccanica delle levette, inventata molti secoli più tardi. Questi strumenti erano cordati in metallo (rame, ferro, argento o oro), spesso con le casse di risonanza scavate da un unico pezzo di salice. Le innovazioni tecniche dei vari modelli successivi di arpe europee del tardo Rinascimento più l'invenzione del moderno meccanismo delle levette in Giappone sono confluite nella moderna arpa celtica.
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Arpa irlandese riccamente decorata
Qui potrete ascoltare un’arpa irlandese con le corde in metallo in un brano molto famoso eseguito da Patrick Ball, uno dei più apprezzati suonatori di questo strumento.
L'arpa paraguaiana
Nel 1600, l'arpa rinascimentale spagnola fu portata nel nuovo mondo dai missionari gesuiti e si sviluppò in un modo completamente diverso. I popoli indigeni furono affascinati dallo strumento, apportarono alcune modifiche e lo adottarono come parte della propria cultura. Ci sono molti tipi di arpe in America Latina, tra cui l'arpa venezuelana, l'arpa messicana e l'arpa llanera o arpa della pianura. Quasi tutti i paesi del Sud America hanno le proprie versioni di arpe. Questi strumenti si differenziarono in breve tempo dalle tradizionali arpe europee sia nelle tecniche di costruzione che nella tecnica esecutiva. Erano costruite di legno sottile (cedro e pino), quindi molto più leggere dell'arpa europea e dal XVII secolo ad oggi sono rimaste sostanzialmente invariate. Le corde erano instradate al centro del modiglione, quindi gli strumenti erano simmetrici con conseguenti ridotte tensioni strutturali. Si aggiunse poi un meccanismo simile alle moderne levette per alterare le note e cambiare tonalità. Lo stile e le tecniche di produzione del suono erano vibranti e energiche in contrasto col tono europeo più morbido. Le moderne arpe paraguaiane hanno di solito 36 corde di nylon accordate diatonicamente e sono suonate con le unghie ad entrambe la mani. Talvolta l'esecutore usa le unghie solo alla mano destra e i polpastrelli alla sinistra creando un contrasto di tono affascinante. Il suono prodotto dalle unghie sul nylon è brillante, con un tempo di vibrazione di poco più breve rispetto alla tecnica a polpastrello.
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Arpe paraguaiane
Ascoltiamo l’arpa paraguaiana. Notare le sonorità particolari che questo strumento è in grado di produrre.
La "celtic connection"
Gli irlandesi sono generalmente accreditati per aver portato l'arpa in Europa. In realtà alcuni studiosi ritengono che l'arpa sia stata effettivamente portata in Europa dall'Egitto dai Fenici in epoca pre-cristiana come un bene di commercio. I percorsi dei Fenici possono essere tracciati proprio dalla diffusione dell'arpa-lira e della cetra. Versioni dell'"arpa Kora" esistono dal bacino del Mediterraneo al Nord Europa, alle culture tutto intorno alle coste africane e fino a l'isola di Madagascar. L'arpa potrebbe forse essere arrivata anche in Europa con le successive migrazioni indoeuropee provenienti dal sud-ovest asiatico.
L'arpa celtica, uno strumento di corte
L'arpa celtica e la relativa musica sono state un importante emblema del nazionalismo irlandese già dal X secolo. Re Griffith del Galles impiegava arpisti alla sua corte alla fine dell'XI secolo. Alla fine del XII secolo, le illustrazioni dei manoscritti mostrano arpe di stili più avanzati. All'epoca gli irlandesi suonavano arpe con corde di metallo. Documenti del XV secolo mostrano che entrambi i termini "arpa" e "clarsach" erano in uso contemporaneamente e sembra che la distinzione fosse tra le arpe europee, cordate in budello animale, e le clarsachs gaeliche di Scozia e Irlanda, che montavano appunto corde in metallo.
Un altro tratto distintivo sostanziale fra i due tipi di arpe è che le arpe gaeliche, così come la "triple Welsh harp" l'arpa gallese a tre ordini, erano suonate appoggiandole sulla spalla sinistra del suonatore, il quale suonava la melodia con la mano sinistra e l'accompagnamento con la destra, ovvero al contrario delle arpe europee.
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Arpa tripla gallese (Telyn deires)
In questo video Robin Huw Bowen, uno dei più grandi specialisti della “triple Welsh harp”, dà alcune informazioni sul suo strumento (in gallese sottotitolato in inglese) ed esegue alcuni brani tradizionali.
Le prime arpe superstiti di Scozia e Irlanda datano a circa il XV secolo. La "Trinity College harp", detta "arpa di Brian Borù", uno dei tesori nazionali d'Irlanda, è l'arpa da cui è stato preso il simbolo dell'Irlanda. La forma caratteristica di un arpa irlandese è familiare dalle monete irlandesi e dalle bottiglie di birra Guiness. Enrico VIII d'Inghilterra fece imprimere l'arpa irlandese sulle monete dopo aver ottenuto il controllo sull'Irlanda. Per secoli, l'arpa fu parte integrante della vita irlandese. Arpisti itineranti in Irlanda erano noti per essere gli ispiratori di ribellioni - tanto che l'arpa fu vietata. Toirdhealbhach Ó Cearbhalláin (Turlough O'Carolan -1670-1738), il celebre arpista cieco irlandese, considerato l'ultimo bardo, compose centinaia di brani di cui ce ne sono giunti poco più di duecento, molti dei quali sono ancora oggi molto popolari.
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L'arpa detta di Brian Borù, Trinity college – Dublino                  La Queen Mary Harp, Museo storico di Edimburgo
La messa al bando dell'arpa da parte degli Inglesi
Il periodo a partire dal 1600, durante il dominio inglese in Irlanda fu molto difficile per gli arpisti irlandesi perché l'arpa come strumento popolare e di corte fu soppresso per evitare una recrudescenza del nazionalismo. Molte arpe furono bruciate e molti arpisti furono giustiziati. La tragica estinzione di questa tradizione alla fine del XVIII secolo ebbe una serie di cause: la anglicizzazione della cultura irlandese e scozzese, la crescente popolarità di musica per danza e la diffusione del fiddle (il violino folk), l'incapacità dell'arpa celtica di suonare le alterazioni musicali necessarie per la musica colta che cominciava ad essere molto in voga a Dublino e a Edimburgo durante l'epoca barocca. Solo in Galles la tradizione dell'arpa tradizionale continuò ininterrotta.
Edward Bunting e O'Carolan
Alla la fine del XVIII secolo gli arpisti tradizionali irlandesi erano quasi estinti. Poiché la musica per arpa era sempre stata tramandata oralmente, molto poco di questa musica è stato conservato. Il tentativo più importante per salvare l'antica tradizione arpistica irlandese fu compiuto nel 1792. Al fine di incoraggiare e preservare l'antica tradizione arpistica, fu organizzato un festival a Belfast al quale furono invitati tramite inserzioni sui giornali tutti gli arpisti irlandesi per esibirsi e vincere dei premi in denaro. Solo dieci arpisti, di età compresa tra i 15 e i 97 anni parteciparono. Gli organizzatori reclutarono un organista diciannovenne di nome Edward Bunting per annotare la musica. Ma, con poche eccezioni, furono annotate solo le melodie e non gli accompagnamenti e purtroppo Bunting, da buon musicista classico, intervenne a piene mani anche nelle melodie. Bunting si entusiasmò a tal punto durante il festival che continuò a raccogliere brani tradizionali per tutta la sua vita, pubblicando tre raccolte, nel 1797, 1809, e 1840. Il pregio del lavoro di Bunting, paradossalmente non fu tanto quello di raccogliere la musica - che fu come abbiamo detto molto rimaneggiata - ma di aver raccolto moltissime informazioni storiche, tecniche e musicali dagli arpisti. La maggior parte delle melodie di O'Carolan e di altri compositori dell'epoca d'oro dell'arpa irlandese ci sono pervenute proprio grazie all'opera di Bunting. Senza di lui oggi conosceremmo poco o nulla di questo meraviglioso repertorio.
Janet Harbison e la sua Irish Harp Orchestra eseguono alcuni brani di Turlough O’ Carolan
Gli arpisti celtici contemporanei
Anche molti arpisti moderni hanno lavorato al recupero della perduta tradizione dell'arpa celtica. In particolare, Keith Sanger e Alison Kinnaird hanno scoperto molte informazioni interessanti su l'arpa gaelica in Scozia. La rinascita nel tardo XX secolo dell'interesse per la musica celtica nel Nord America si deve ad arpisti come Sylvia Woods che ha riacceso l'interesse per l'arpa celtica nel nuovo continente. Il successo internazionale dei Chieftains e del loro arpista, Derek Bell, ha portato ad una sorta di rinascimento dell'arpa popolare in tutta l'Irlanda e nel resto del mondo occidentale. Costruttori di arpe irlandesi hanno iniziato a rifiorire dopo una lunga pausa in cui in Irlanda si trovava solo la moderna arpa a pedali.
Negli ultimi decenni l'arpa celtica è cresciuta in popolarità grazie ad arpisti del calibro di Derek Bell, Janet Harbison (che ha insegnato a generazioni di arpisti, alcuni dei quali molto rinomati), Anne Heyman (che ha fatto studi approfonditi sulle antiche tecniche di esecuzione sulle arpe con corde in metallo), Alison Kinnaird, Màire ni Chathasaigh, Alan Stivell, Kim Robertson, Gràinne Hambly, Laoise Kelly e molti altri che stanno facendo la storia dell'arpa celtica contemporanea. Oggi l'arpa irlandese o celtica è ancora una parte importante della cultura irlandese e del mondo.
Gràinne Hambly, una delle più grandi virtuose dell’arpa celtica di tradizione irlandese della nuova generazione
Máire Ni Chathasaigh, una grande virtuosa dell’arpa irlandese della stessa generazione di Janet Harbison
Dall'arpa popolare all'arpa colta
Anche se sono stati fatti molti progressi nella nostra storia più recente, la maggior parte dei tentativi fatti per creare un'arpa suonabile con maggiore facilità sono falliti e l'arpa è rimasta uno strumento molto difficile da suonare e scomodo, anche oggi. I compositori continuarono o ad ignorare l'arpa o ad impiegarla con parsimonia per i glissandi, arpeggi o armonici. I tentativi di trasformarla per renderla più compatibile con gli accresciuti organici orchestrali e con le esigenze tonali della musica continuarono con vari esperimenti fino a giungere ai primo anni del 1700 quando iniziarono a comparire le arpe a pedali a movimento singolo il cui primo ideatore fu il liutaio bavarese Hochbrucker che nel 1720 creò la prima arpa dotata di quattro pedali. Questo meccanismo permetteva di alzare l'intonazione delle corde selezionate di un semitono, rendendo l'arpa cromatica e in grado di poter suonare in molte tonalità. Il primo meccanismo utilizzato per ottenere l'alterazione fu il "crochet", un pezzetto di metallo che schiacciava la corda su un capotasto accorciandone la parte vibrante. Questo sistema aveva alcuni inconvenienti: la corda agganciata dal crochet si spostava dal suo asse e non era più allineata con le altre corde, il suono prodotto risultava stoppato rispetto alle corde libere, infine le corde si rompevano alquanto spesso a causa dello sfregamento del metallo. Un altro sistema utilizzato successivamente furono le "chevilles tournantes", che invece tiravano la corda facendo girare i piroli (chiamati anche caviglie), alzando il suono della corda. Anche questo sistema era piuttosto complicato da gestire.
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Alcuni bellissimi modelli di arpe a pedali a movimento semplice a “crochets” (Naderman e Cousineau fine ‘700)
In questo video potete ascoltare una Naderman suonare insieme ad un corno
Un altro grande problema da risolvere fu quello di adattare l'accordatura delle nuove arpe alla concezione neopitagorica del temperamento, un movimento che ebbe grande espansione nella seconda metà del '700 e che tentò di adottare un sistema che suddivideva l'ottava in 21 parti, con semitoni maggiori e minori. Nel 1782 fu brevettata da Georges Cousineau un'arpa con ben 14 pedali che, almeno in teoria, poteva produrre i semitoni cromatici e quelli diatonici. Va da sé che questo strumento ebbe poca fortuna sia per la complicata pedaliera, sia perché l'accordatura era fortemente problematica, non essendo l'arpa uno strumento dall'accordatura molto stabile.
L'arpa a pedali fu migliorata nel 1750 quando i precedenti meccanismi che agganciavano le corde sono stati sostituiti prima con le "béquilles", delle piastre metalliche che stringevano le corde lasciando loro nello stesso piano, poi, nel 1792, le béquilles furono sostituite dalle "fourchettes", un dischetto con due perni che perfeziona il meccanismo delle béquilles e che è tuttora usato. Più tardi il meccanismo dei pedali fu sviluppato e perfezionato da Sébastien Erard in modo da produrre una doppia azione con cui l'intonazione di una corda può essere alzata di due semitoni, uno per ogni azione del pedale. Questo è il sistema utilizzato oggi.
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Una sontuosa Erard del 1875                                                                 e una Lyon & Healy del 1904
Una moderna arpa a pedali a doppio movimento suonata da Xavier de Maistre, uno dei più grandi virtuosi contemporanei
L’arpista Rosangela Bonardi e la flautista Emanuela Medea nell’Andante e Variazioni di Rossini
Certamente la nuova arpa a pedali a doppio movimento risolse buona parte dei problemi legati alla grande difficoltà tecnica nel saper suonare le antiche arpe cromatiche a due o tre ordini, ma non li risolse tutti. Rimase - e rimane - il problema dell'alterazione di una nota in una singola ottava mentre nelle altre ottave la stessa nota deve rimanere inalterata. Per un'arpa a pedali ciò è impossibile, perché ciascuno dei sette pedali altera tutte le note corrispondenti, problema che chiaramente per le arpe veramente cromatiche non si poneva neppure.
Nel 1894, Gustave Lyon, un ingegnere e musicista francese, direttore della fabbrica di pianoforti Pleyel ideò, ispirandosi agli antichi esemplari, un'arpa a due file di corde incrociate, perfettamente cromatica, che ottenne però scarso successo proprio per la difficoltà tecnica che lo strumento richiede. Lyon non fu l'unico a cimentarsi in questa avventura. Anche Henry Greenway, un costruttore di arpe, inventò nel 1890 un nuovo modello di arpa a corde incrociate - monumentale - addirittura dotata di due colonne incrociate e due modiglioni!
L’arpa cromatica a corde incrociate di Gustave Lyon magistralmente suonata da Paola Chatelle
Un altro video della Chatelle all’arpa cromatica ripreso da vicino da cui ben si comprende la grande abilità tecnica necessaria per suonare questo strumento

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L’arpa cromatica di Henry Greenway
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Un raffronto tra un’arpa medievale ed una moderna
Specchietto riassuntivo delle arpe in uso oggi in occidente
Arpa celtica (o irlandese o folk o a levette)
- Diatonica - accordata in una tonalità (generalmente Do o Mi bemolle maggiore) con la possibilità di singole alterazioni.
Arpa da concerto (o a pedali o classica o da orchestra)
- Cromatica - produce tutte le 12 note dell'ottava temperata alterando per mezzo del pedale (per esempio, tutti i Do in Do diesis) ma non ha la possibilità di alterare un singolo Do lasciando gli altri inalterati.
Arpa sudamericana
- Diatonica - accordata in una tonalità, spesso senza levette, quindi per cambiare tonalità bisogna riaccordarla. Altrimenti funziona come un'arpa celtica.
Arpe cromatiche
- Doppie, triple o arpe a due file incrociate - tutte le possibilità di accordatura.
Arpa rinascimentale o arpa gotica
- Diatonica - Accordata in una tonalità o modalità - senza possibilità di alterazioni.



















































3 commenti:

harpo ha detto...

Grandioso, Padre Marco!

La storia dell'arpa che ci voleva. Breve, concisa ma che rende più semplice capire come si passa da uno strumento piccolo e diatonico ad uno grande e cromatico.
Ha chiarito anche a me molti passaggi evolutivi tranne uno: ma perchè l'arpa a pedali moderna è diventata così grande. (Troppo per i miei gusti. Ma su questo sorvoliamo per stavolta.)

Ascoltando tutte queste arpette, verrebbe voglia di poter disporre di un'arpa che ne riassuma tutte le meraviglie.
Ma forse è bello così: ad ogni arpa il suo repertorio e il suo modo di suonarle.

Oggi Blogarpa è più completo!

Grazie a nome mio e dei lettori affezionati.

p.s. ma che c'entra Rossini per flauto e arpa??? e poi dopo il meraviglioso Xavier de Maistre....

Claudio R ha detto...

Solo una parola.
GRAZIE

Anonimo ha detto...

Anch'io vorrei dire qualcosa. Sono Romero, un arpista brasiliano che da molto legge il blogarpa e sempre affezionato alla storia dell'arpa.
Ogni tanto, mi è chiesto di fare una piccola conferenza su questo tema a me tanto caro, tra molti altri sullo strumento. E c'è sempre qualcosa da imparare, ad esempio, che il meccanismo moderno delle levette è stato inventato in Giappone. Un'altra riga da inserire al mio testo sulla storia dell'arpa!
Romero.